Orig.: Argentina/Spagna (2015)- Sogg. e scenegg.: Pablo Trapero, Esteban Student, Julian Loyola - Fotogr.(Panoramica/a colori): Julian Apezteguia - Mus.: Sebastian Escofet - Montagg.: Pablo Trapero, Alexandro Carrillo Penovi - Dur.: 108' - Produz.: Hugo Sigman, Matias Mosteirin, Augustin Almodovar, Pedro Almodovar, Esther Garcia, Pablo Trapero - LEONE D'ARGENTO ALLA 72^MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).
Interpreti e ruoli
Guillermo Francella (Arquimedes Puccio), Peter Lanzani (Alejandro Puccio), Lili Popovich (Epifania Puccio), Gaston Cocchiarale (Daniel "Maguila" Puccio), Giselle Motta (Silvia Puccio), Franco Masini (Guglielmo Puccio), Antonia Bengoechea (Adriana Puccio), Stefania Koessel (Monica), Fernando Mirò . (Anibal Gordon)
Soggetto
Argentina, all'inizio degli anni '80. In una villetta familiare nel borghese quartiere di San Isidro vive e opera Arquimedes Puccio, uomo maturo a capo di tutte le operazioni malavitose messe in atto da lui e dai suoi complici. Moglie e figli sono coinvolti nei progetti miranti a rapinare persone facoltose e a chiedere un congruo riscatto. Più di tutti è nel mirino Alejandro, il figlio maggiore, giocatore di rugby già affermato e nel giro anche della nazionale dei Los Pumas. Le azioni organizzate dal gruppo si fanno sempre più rischiose e i riscatti richiesti aumentano i pericoli di reazioni impreviste...
Valutazione Pastorale
Arquimedes Puccio è personaggio autentico, una sorta di criminale abile e sfuggente che ha spadroneggiato con accorta astuzia a Buones Aires sempre riuscendo a trovare il modo di sfuggire alla cattura e ai cavilli legali. Un capoclan, appunto, che per il fatto di utilizzare tutta la numerosa famiglia (figli grandi e piccoli) diventa un patriarca del malaffare. Trapero procede a costruire questo personaggio attraverso un progressivo accumulo di indizi e di azioni/reazioni che delineano uno scontro crescente tra il male e le reazioni sempre più velenose al male stesso. Non si esprimono giudizi sul modo di procedere, ogni fatto criminale è dato come fine a se stesso, da vedere nella sua mera oggettività. Semmai, il tono scelto dal regista tende a privilegiare una spettacolarità forte e crescente, spia di una difficoltà di far andare d'accordo i vari momenti del racconto. Che alla fine resta entro i termini di un realismo aspro e autentico, anzi con venature psicologiche in grado di confondere la vera natura dei personaggi. Specchio, in tal modo, e anima di un'Argentina socialmente in frantumi, debole e quasi pronta (forse col senno del poi)a cedere le armi alla crisi economica. Dal punto di vista pastorale, il film è ad valutare come complesso, problematico e da affidare a dibattiti per allargare le molte suggestioni offerte dal testo.
Utilizzazione
Il film è da utilizzare in programmazione ordinaria come occasione di conoscenza e di approfondimento, anche con passaggi forti e eccessivi, di un tessuto sociale frastagliato e di non facile lettura.